20 Gennaio 2026

Le transizioni familiari

Le famiglie sono unità dinamiche soggette a fasi di trasformazione continue durante la vita. Secondo la teoria del ciclo della famiglia di Fruggeri (2007) i cambiamenti continui avvengono a diversi livelli: individuale, interpersonale e gruppale. Ad esempio, nel livello individuale ciascun membro della famiglia evolve, cresce e si trasforma nel tempo, per cui ogni famiglia deve confrontarsi e assecondare le trasformazioni relative allo sviluppo emotivo, cognitivo e fisico dei suoi diversi componenti.

Lo sviluppo familiare è concepito come scandito in eventi critici, i quali innescano processi trasformativi, necessari al passaggio da una fase all’altra del ciclo di vita. Ciascun evento critico assume una funzione positiva, poiché attiva processi evolutivi, introducendo nuove variabili e compiti di sviluppo, che modificano le precedenti modalità di funzionamento del nucleo: esso pone la famiglia di fronte a dei compiti di sviluppo, compiti che essa deve affrontare per rispondere alle esigenze di crescita e di trasformazione caratteristiche di quel momento evolutivo. Tuttavia, ciascun evento non appare critico in sé: per comprendere il peso assunto all’interno di una famiglia è necessario rifarsi alle aspettative e alle attese individuali, familiari e sociali che lo anticipano.

Un gruppo familiare costruisce e ricostruisce equilibri in rapporto a cambiamenti interni o esterni che possono essere attesi (eventi legati ai processi di sviluppo individuale e familiare) o inattesi (incidente, malattia, morte precoce, disastro naturale, promozione di carriera, ecc).  La famiglia si trova allora di fronte ad una transizione da vecchie a nuove modalità interattive e relazionali, nel corso della quale può sperimentare un certo grado di stress, sofferenza e confusione. L’evoluzione della famiglia è legata alle modalità con cui fa fronte alle perturbazioni cui è costantemente sottoposta ed è “competente” e attiva nella determinazione dei suoi processi di adattamento.

Le “transizioni chiave” della vita familiare sono quei passaggi cruciali della storia della famiglia che, con il loro potere destabilizzante, agitano l’intera organizzazione familiare e ne mettono in discussione gli equilibri, facendone emergere con chiarezza il tipo di relazioni. L'evento “critico” della transizione dà luogo ad un periodo di disorganizzazione in cui le famiglie si muovono un po' caoticamente, per tentativi ed errori, alla ricerca di un nuovo e più adeguato funzionamento: possono riorganizzarsi ed innovare oppure rimanere in situazione di stallo e sfaldarsi.

La difficoltà del transito risiede nel fatto che la famiglia è messa in una condizione incerta, ambigua e rischiosa nella quale si fa saliente il tema della perdita (di una modalità di legame precedente, di un ruolo, di una rappresentazione di sé e dell’altro): per poter affrontare il nuovo occorre lasciare il vecchio, la sicurezza di una condizione nota, e ciò implica una quota di dolore.

Le modalità con cui una famiglia affronta una situazione sono funzione del modo in cui tale situazione viene definita dalla famiglia stessa. La famiglia attribuisce significati a ciò che succede o alle situazioni in cui si trova implicata attraverso sia una “definizione culturale” (della comunità sociale di appartenenza), sia una “definizione familiare” che, invece, riflette le credenze e i valori condivisi nella famiglia (paradigmi, miti, narrazioni familiari).

La transizione riguarda qualcosa che va lasciato e implica il raggiungimento di un obiettivo/scopo, che si declina in precisi compiti di sviluppo. Le modalità di funzionamento precedente non risultano più adeguate e il sistema familiare è chiamato ad attingere alle sue risorse interne o esterne per ristrutturare il proprio funzionamento.

Nelle transizioni ci è dato di vedere con più chiarezza la connessione tra il livello interattivo e quello relazionale. L'interazione è un’azione congiunta osservabile nel suo farsi (il suo tempo è quello presente), mentre la relazione è ciò che dell’interazione si consolida in termini di significati, valori, identità e qualità dei legami; quindi la relazione è sia costruita attraverso l’interazione, sia contesto dell’interazione (lega il passato al presente e al futuro).

Le più recenti analisi pongono enfasi sulle risorse familiari e in particolare sul coping, ovvero sulle capacità di un gruppo familiare di far fronte (to cope) alle difficoltà o comunque agli eventi che comportano la ricostruzione di un diverso equilibrio. Con il concetto di coping si fa riferimento alle abilità di una famiglia nel saper individuare “le risorse disponibili nei singoli individui, nel sistema familiare e nel contesto sociale, saperle organizzare e utilizzare per gli scopi desiderati”.

Nelle diverse transizioni che l'individuo e la famiglia affrontano, lo psicologo rappresenta un prezioso supporto che abilita nuove strategie e risorse. 

 

Bibliografia

Fruggeri, L. (2007) Il caleidoscopio delle famiglie contemporanee: la pluralità come principio metodologico. In, Paola Bastianoni e Alessandro Taurino (a cura di) Famiglie e genitorialità oggi. Nuovi significati e prospettive. Unicopli, Milano, pp. 41-67.

McCubbin, H. & Figley, C.R. (eds.) (1985), Adolescent Stress, Coping and Adaptation: A Normative Family Perspective, in G.K. Leigh, G.W. Peterson (eds.), Adolescents in Families, Southwestern, Cincinnati (OH), pp. 256-76.

Scabini, E. (1985). L’organizzazione famiglia fra crisi e sviluppo. Milano: Franco Angeli.

Scabini, E. (1995). Psicologia sociale della famiglia. Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali. Torino: Bollati Boringhieri.

Scabini, E.& Iafrate, R. (2019). Psicologia dei legami familiari. Bologna: Il Mulino.

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